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Genova e il calcio dei pionieri: il Genoa sei volte campione e l’Andrea Doria di Oberti e Calì

I primi anni del '900 dalla nascita dell'Andrea Doria di Franz Calì e dei pionieri genovesi sino alla storia coppa Dapples e al sesto campionato vinto dal Genoa di Spensley su sette disputati
Una delle prime formazioni dell’Andrea Doria

Il 1900 è da segnare in rosso nella storia del calcio a Genova, non solo per il terzo campionato italiano vinto dal Genoa, ma anche per la nascita dell’ Andrea Doria. Accanto al tricampione Genoa (tre campionati vinti su tre disputati che sono valsi la coppa “Duca degli Abruzzi”, vai all’articolo precedente sulle origini del football a Genova) e alla Sampierdarenese del confinante comune di San Pier D’Arena, nasce a Genova una nuova compagine decisa a dare filo da torcere ai rossoblu di Spensley per il dominio cittadino. La Società Ginnastica Andrea Doria di Genova annuncia ufficialmente l’apertura della sezione calcio. E la “chiamata alle armi” fa gola a diversi footballer soci del Genoa e della Sampierdarenese, scontenti per lo scarso impiego o per i risultati sportivi. Oltre al già citato Venturini che lascia Sampierdarena per trasferirsi nella nuova squadra genovese, di lì a poco, nei primi mesi del 1901, avrebbe fatto il suo ingresso in scena un ex socio del Genoa, personaggio chiave nella storia del calcio genovese: Francesco “Franz” Calì.

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Nel frattempo il Genoa si prepara senza la guida di Spensley (il capitano ora è Edoardo Pasteur) per il quarto campionato nazionale (fra i giocatori che partecipano agli allenamenti figura anche il nuovo arrivato Calì). Quest’anno l’accesso alla finale non dovrà passare da un derby eliminatorio genovese, in quanto risultano solo quattro le squadre iscritte al torneo: Ginnastica Torino, Milan, Juventus e Genoa. Il Genoa accede di diritto alla finale in quanto campione in carica, il Milan guadagna la finale battendo la Juventus che a sua volta aveva eliminato la debole Ginnastica Torino. Questa volta il Genoa capitola tre a zero sul campo di casa di Ponte Carrega. Il “Caffaro” scrive: “Tempo minaccioso, pista affollata. Il mondo sportivo genovese era largamente rappresentato. Numerosa l’accolta di signore e signorine e non pochi i milanesi accorsi appositamente”. Il Genoa nonostante i tumulti interni della vigilia parte fiducioso, ma si accorge da subito di avere davanti una squadra meglio organizzata rispetto alle rivali torinesi. Imbottita di footballer stranieri, riesce a segnare subito e a chiudersi bene per colpire in contropiede. “In sede al Genoa – scrive Gianni Brera – qualcosa come un maremoto”. A rimetterci è Pasteur rimosso dal ruolo di capitano e invitato ad occuparsi di amministrare e rappresentare il club, oltre che fare il centrocampista sul rettangolo verde, mentre si implora Spensley di tornare al comando.

Francesco Calì, pioniere del calcio a Genova inizia nel Genoa e passa alla neonata Andrea Doria
Franz Calì

Era il novembre del 1901. Nel frattempo avevamo lasciato l’Andrea Doria al giorno della fondazione e della chiamata alle armi per la conquista della città. Chiamata a cui adesso, dopo la finale di Ponte Carrega non disputata fra le file del Genoa per scelta tecnica, aveva deciso di unirsi anche quello che per quasi quindici anni sarà capitano e bandiera della Doria. Francesco “Franz” Calì, classe 1882, allievo e amico di Spensley (tutte le fonti sono concordi nel sottolineare l’aiuto fondamentale che lo stesso Spensley diede a Calì nei primi anni per l’allestimento e l’organizzazione della neonata squadra doriana, all’insegna del fair-play in stile britannico) era un calciatore siciliano trapiantato in svizzera e finito, non si sa bene come, a vivere a Genova. Ambizioso e innamorato del football, prese sulle spalle la neonata Andrea Doria e in pochissimo tempo riuscì nell’impresa di formare una squadra quasi interamente composta da genovesi e competitiva sin dalle primissime uscite ufficiali. Ma se dietro le quinte la coppia Spensley – Calì collabora all’insegna del fair-play, intorno a loro il clima è decisamente più battagliero. La nuova compagine guidata dietro la scrivania dal presidente Zaccaria Oberti, genovese classe 1868 ha accumulato fortune a Genova con le assicurazioni e i trasporti marittimi, parte subito all’attacco e chiede al Genoa prima una parte dell’incasso per il primo derby Genoa – Andrea Doria valido per la Medaglia del Re motivando che l’afflusso di pubblico sarebbe stato ben maggiore rispetto al solito grazie al nuovo apporto di tifosi genovesi (difficile non essere maliziosi e non sottolineare la provocazione della neonata compagine verso i dominatori “inglesi”) ricevendo il rifiuto netto di Pasteur e, pochi mesi dopo, il prestito del campo di Ponte Carrega per invitare il Milan campione d’Italia in una partita amichevole offrendo il 25% dell’incasso. Pasteur risponde picche, il 50% al Genoa oppure ve ne andate a Milano! “Che pretese aveva questa Doria – scrive Gianni Brera – di invitare a Genova una squadra di Milano che aveva appena privato il Genoa del quarto titolo nazionale? Se le piacevano questi scherzetti maligni, perché pretendeva di giocarli proprio sul campo del Genoa?”

1902-1903: il Genoa torna a vincere il campionato, i primi trofei della Doria

Il Genoa a Ponte Carrega nel 1903

Mentre la Doria nel campionato della Federazione Ginnastica in terra milanese alza il suo primo trofeo ex aequo proprio con il Milan Football and Cricket Club, a Genova in poco più di un anno la rivalità cittadina è già una realtà e il campionato del 1902 è alle porte. Si sono iscritte otto squadre divise in un girone piemontese (Juventus, Audace Torino, Ginnastica Torino e Football Club Torinese al gran ritorno dopo un anno sabbatico) e un girone ligure lombardo (Genoa, Andrea Doria e Mediolanum) con il Milan ad attendere la vincitrice in finale. Genoa e FC Torinese rispettano i favori della carta e si qualificano per la semifinale (il derby Genoa-Doria finisce 3 a 2 per i rossoblu). Il Genoa soffre anche sul campo torinese della vecchia rivale, ma riesce a vincere ancora una volta con un tirato 4 a 3. Il Genoa nuovamente guidato da Spensley conquista il diritto di sfidare a Milano i detentori del titolo. Ma il Milan fa sapere che non è certo di poter organizzare l’evento sul suo campo da gioco. La Federazione torinese così attenta ai particolari solo quando sono interessate le “sue” squadre fa un passo indietro e lascia che siano le due contendenti a mettersi d’accordo. Il Genoa offre allora 15 lire pro capite ai milanisti per salire sul treno e venire a giocare a Ponte Carrega. Su alcuni giornali filtra la notizia e si grida allo scandalo. Ma i milanisti accettano e la finale si gioca a Genova. Si narra di pista affollatissima e “auto e tiri a quattro con a bordo graziose signorine”. Il pubblico del football a Genova cresce di anno in anno. L’incontro finisce 2 a 0, il Genoa si prende la rivincita dall’anno scorso e torna campione per la quarta volta. Spensley fra i pali, Rossi e Ghigliotti terzini, Pasteur, Senft e Passadoro a centrocampo, Agar, Salvadè, Dapples, Cartier e il fratello di Pasteur, Enrico, a completare la linea d’attacco. Spensley era riuscito nell’impresa di rimettere in piedi un undici vincente. Soprattutto per superare le agguerrite Doria e Torinese, perché il Milan, va detto, non è più quello dell’anno precedente.

Fra il 1902 e il 1903 la storia del derby genovese e della crescente rivalità fra tifosi si arricchisce di nuovi capitoli. Uno in particolare va in scena in occasione dell’eliminatoria ligure per il campionato della Federazione Ginnastica (secondo alcune fonti nuovamente vinto dall’Andrea Doria per altre la fase finale a Udine non venne mai disputata), durante la sfida fra Sampierdarenese e Andrea Doria l’ambiente intorno al terreno di gioco è caldo. Ci troviamo a Ponte Carrega e l’arbitro è Enrico Pasteur. Il pubblico della Doria, tronfio dopo il 6 a 0 rifilato ai cugini nel primo match e il 6 a 2 contro la Mediolanum nel secondo, durante la finale terzo-quarto posto fra la Sampierdarenese e la seconda squadra del sodalizio genovese imbecca un calciatore della Samp che risponde con il gesto dell’ombrello. Pasteur, figlio del british football è inorridito, indica immediatamente gli spogliatoi al calciatore ribelle che non gradisce. Zuffa in campo, la situazione diventa ingestibile e la partita viene sospesa. I tempi degli hurrà e degli applausi sportivi sono già in declino. La veemenza italica sta prendendo piede.

Mentre Genoa e Federazione Ginnastica Italiana continuano ad ignorarsi vicendevolmente (con tutta probabilità è il Genoa a tenere le distanze visto che la FGI aveva già iniziato ad aprire alle regole dell’Association britannica e alle squadre con soci stranieri), Doria e Sampierdarenese continuano a partecipare anche ai campionati e ai tornei di calcio organizzati dalla Federazione romana. E se l’Andrea Doria risulta iscritta a entrambe le federazioni, la Sampierdarenese esce definitivamente dalla FIF (rientrerà nel 1911).

Il campionato italiano del 1903 viene disputato con la formula del “challenge round” e vede una sfavillate Juventus strapazzare le concorrenti Milan, Football Club Torinese, Audace Torino e Andrea Doria (per ben sette gol a uno) e aggiudicarsi così il diritto di far visita al Genoa campione per la finalissima in quel di Ponte Carrega. Finalissima che però, causa nuovo colpo di bacchetta della Federazione di Torino in buona parte composta da signori a tinte bianconere, si preannuncia che verrà disputata sul campo della Juve. Ormai Spensley e compagni non si sorprendono più, i disperati tentativi dei dirigenti torinesi per vincere un campionato probabilmente suscitano più tenerezza che rabbia. Ciò nonostante da Genova oltre alla protesta formale in Federazione per il rispetto del regolamento, partono anche lettere di protesta ai giornali e la Federazione questa volta è costretta a fare goffamente marcia indietro. I footballer bianconeri salgono sul treno direzione Genova per disputare la loro prima finale di campionato e ritornano a casa con le pive nel sacco. Tre a zero senza storia, Dapples e Agar bucano il goalkeeper ospite che subisce anche lo smacco dell’autogol. Il Genoa è campione per la quinta volta. Genova cinque, Torino zero.

L’Andrea Doria vince la Coppa Dapples

Il 1903 è anche l’anno della nascita a Genova della leggendaria Coppa Dapples. Commissionato e pagato dall’allora vice presidente e storico centravanti del Genoa campione, il trofeo era una palla d’argento delle stesse dimensioni di quella di cuoio. Il detentore doveva difenderlo ad oltranza sul proprio terreno di gioco, sfidante dopo sfidante, una formula che appassionò sin da subito i calciofili in erba. Il primo incontro della Dapples avvenne il 20 dicembre 1903 e ovviamente non poteva che trattarsi di un derby fra Genoa e Doria. Derby sudatissimo, 1 a 1 il primo match, 0 a 0 il secondo nel giorno di Santo Stefano e finalmente vinto dai rossoblu al terzo tentativo l’Epifania del 1904 per sei reti a due. Per tutto l’anno oltre alla Doria anche Football Club Torino, Milan e Juventus visitano Ponte Carrega nel tentativo di strappare la coppa al Genoa. Ci riuscirà la Doria nel dicembre 1904 e poi il Milan, capace di difendere la Dapples per parecchi incontri attirando un pubblico sempre maggiore nel capoluogo lombardo. La Coppa tornerà a Genova nel marzo del 1905 con la seconda vittoria dei biancoblu di Calì.

Il sesto campionato vinto dal Genoa e la proposta di fusione con la Doria

Sempre nel 1903 il presidente Oberti in gran segreto fa recapitare al consiglio del Genoa Club una inaspettata proposta di fusione. Le motivazioni rimangono oscure. “Il Consiglio senza prendere alcuna decisione in merito, indica il signor Edoardo Pasteur di chiedere più ampie spiegazioni in proposito e di riferire in una prossima adunanza”, questo è l’unico documento riconducibile a quella proposta. Il Genoa, a quanto pare, non esclude la possibilità. Eppure il Consiglio non produrrà più nessun documento a riguardo. Probabilmente Pasteur e Oberti non arrivarono nemmeno a discuterne oppure la trattativa andò avanti solo oralmente. Sta di fatto che la proposta di Oberti non ebbe seguito e le due compagini tornarono presto alle consuete schermaglie. Chissà, forse in quei mesi la storia del calcio genovese avrebbe potuto prendere tutt’altra piega.

Il Genoa vincitore della Coppa Fawcus

Il campionato italiano del 1904 sarà quasi una fotocopia di quello dell’anno precedente. Disputato fra il 6 e il 27 marzo vide una Juve nuovamente vincitrice contro il FBC Torinese e contro il Milan (che a sua volta aveva battuto per un gol a zero l’Andrea Doria arbitrata dal nostro Splensley sul campo Acquabella di Milano). Questa volta la finale a Ponte Carrega non è in discussione e per i rossoblu di Spensley e Pasteur vale doppio. Vincere significa non solo il sesto campionato, ma anche e soprattutto raggiungere ancora una volta le tre vittorie e chiudere a chiave in sede la coppa Fawcus, la seconda coppa messa in palio dopo quella già vinta del Duca degli Abruzzi. L’evento è atteso da un numero crescente di appassionati, a tal punto che il Comune di Genova organizza una linea di tram speciale per assistere alla finalissima. Il Genoa si rinnova nell’undici, le prove generali erano già andate in scena nella mitica amichevole vinta in terra francese con il Velo Club de Nice, la prima trasferta internazionale della storia che vede protagonista una compagine italiana. Il mattatore Dapples esce di scena, il nuovo centravanti è l’italo valdese nato a Genova Vieri Arnaldo Goetzlof. Ma a entrare nella storia è il terzino svizzero Bugnion, che complice il forte vento a favore decide la finalissima con una palombella da centrocampo che inganna il portiere juventino e regala il trionfo al Genoa. Il più classico dei gollonzi, la beffa delle beffe, in una gara decisamente più combattuta rispetto a quella dell’anno precedente. Niente da fare dalle parti della Mole. Genoa campione per la sesta volta e due coppe su due in bacheca. In Federazione serpeggia la frustrazione, per usare un eufemismo. A sbollire gli animi interverrà quel buon uomo di Spensley con una proposta che ha l’intenzione di rivoluzionare il campionato. Il campione in carica non giocherà più una sola partita. Dopo le eliminatorie spazio a un girone che vedrà vincitore l’undici che avrà ottenuto più punti. A Torino accettano di buon grado vedendo nella proposta di Spensley qualche possibilità in più di vittoria, il Genoa appoggia il suo condottiero anche perché giocare una sola partita di campionato all’anno significa fare cassa solo una volta a dispetto delle maggiori opportunità di guadagno delle avversarie torinesi e milanesi.

Il Genoa a San Gottardo

Le novità per il mondo rossoblu riguardano anche il campo. Il teatro delle grandi vittorie dei pionieri è alle spalle, il Genoa deve lasciare Ponte Carrega perché le autorità cittadine hanno bisogno dell’area e si sistema nella vicina San Gottardo. Il nuovo campo viene spianato sulla sponda del Bisagno (non distante dall’area dove oggi sorge il complesso sportivo della Sciorba) ed è in condizioni migliori rispetto a Ponte Carrega, il mantenimento è meno costoso e la sistemazione del pubblico più agevole. Nel frattempo l’Andrea Doria è ancora alla ricerca di una casa. Per allenarsi e disputare gli incontri i doriani si spostano più volte dal velodromo di Brignole (compreso fra gli attuali giardini e piazza della Vittoria), lo spazio antistante la scuola di Piazza Martinez a San Fruttuoso e lo scomodo campo di Cornigliano, il migliore come terreno di gioco, ma decisamente proibitivo per il pubblico genovese. Di lì a pochi anni la compagine di Oberti e Calì troverà sistemazione definitiva sul campo della “Cajenna” di Marassi, saranno gli anni degli storici derby fra Genoa e Andrea Doria (vai all’articolo successivo sulla Storia del calcio a Genova).

A cura di Gabriele Serpe

Bibliografia:

  • “Genoa, doria, samp & dintorni: Genova Calcio”, autori vari
  • “Una storia biancorossonera: il calcio a Sampierdarena dal tempo dei pionieri del Liguria alla Sampdoria” di Gino Dellachà
  • “Caro vecchio balordo: la storia del Genoa dal 1893 a oggi” di Gianni Brera
  • “Ciao Genoa: cent’anni di storia rossoblu” di Edilio Pesce
  • “Football 1898-1908: l’età dei pionieri”, catalogo della mostra curata dalla Fondazione Genoa 1893
  • “Il derby infinito: curiosità, aneddoti, memorie, notizie e foto di 100 anni di Stracittadina della Lanterna” di Renzo Parodi

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